Da sempre puntale nel fornire ai professionisti del settore efficaci strumenti per la professione, ANIT - Associazione Nazionale per l'Isolamento Termico e acustico - propone un nuovo chiarimento riguardante il tema dell'assenza di condensazione.

L'esigenza nasce dalla volontà di fare chiarezza e rispondere ai numerosi dubbi degli operatori nell'interpretare il recente DM 26/6/15 (pubblicato in G.U. lo scorso 15 luglio 2015, sui requisiti minimi per l’efficienza energetica degli edifici in vigore dal 1 ottobre 2015), che riporta all'allegato 1 art. 2.3, comma 2, le seguenti prescrizioni:

"Nel caso di intervento che riguardi le strutture opache delimitanti il volume climatizzato verso l’esterno, si procede in conformità alla normativa tecnica vigente (UNI EN ISO 13788), alla verifica dell’assenza:

- di rischio di formazione di muffe, con particolare attenzione ai ponti termici negli edifici di nuova costruzione;

- di condensazioni interstiziali."

Queste prescrizioni appaiono infatti più restrittive rispetto a quelle precedentemente previste dal DPR 59/09, che prevedeva la verifica del rischio di condensazioni superficiali (in luogo del rischio di muffa) e la possibilità di presenza di condensazione interstiziale purché in quantità limitata e completamente rievaporabile nell'arco di un anno.

E' quindi lecito e possibile, per la valutazione della condensazione interstiziale, usare il metodo di calcolo di migrazione del vapore in regime variabile descritto dalla norma UNI EN 15026?

ANIT risponde con un breve, ma efficace chiarimento cliccando sul link "Per maggiori informazioni" sotto al titolo dell'articolo.

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Chi è ANIT

ANIT - Associazione Nazionale per l'Isolamento Termico e acustico - è dal 1984 l'Associazione di riferimento per i professionisti e le Aziende che si occupano di risparmio energetico e acustica in edilizia. Nel 2016 ANIT conta l'adesione di oltre 2.000 professionisti e 84 Aziende del settore, confermando la sua autorevolezza e riconoscimento sul mercato italiano.

 

Ufficio Stampa ANIT 02/89415126

Ogni muratura contiene dell’acqua, il 3% di contenuto di H2O è un valore fisiologico per le murature (6% per le murature in tufo), ci sono cioè dei limiti, al di sotto dei quali non si può parlare di umidità.

Nelle costruzioni di edifici, tutte le operazioni richiedono l’utilizzo di acqua: l’impasto di calcestruzzi, l’uso di intonaci ecc., infatti molte delle opere edili, devono “asciugare” dopo la costruzione, in linea di principio possiamo dire che ogni muratura può sopportare al suo interno quel contenuto di acqua che viene smaltito nell’arco dell’anno.

L’umidità può insorgere per difetti di costruzione, ma anche per scarsa manutenzione o errata utilizzazione dell’organismo edilizio. Normalmente l’umidità si presenta per comparsa improvvisa o per infiltrazioni periodiche (ad esempio nel periodo delle piogge.

L'acqua presente nel terreno è dovuta da 2 cause principali: acqua dispersa e acqua di falda

L'acqua può disperdersi nel terreno per  diverse: cattiva manutenzione o rottura di parti degli impianti oppure all'orografia particolare del sito In genere ha manifestazioni imponenti, ma spesso localizzate solo su un lato o una parte dell'edificio e presenta spesso oscillazioni annue dell'altezza di risalita.

Per risolvere il problema è necessario allontanare l'acqua dispersa dall'edificio, quindi interveniamo aggiustando la tubazione difettosa, solo in un secondo momento possiamo agire sul fabbricato.

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