Sesto San Giovanni, 14 Settembre 2016 – Quella che è iniziata a Schaan 75 anni fa con la produzione di parti per motori, è diventata oggi una rinomata azienda internazionale con più di 23.000 dipendenti in oltre 120 paesi. Una storia di successo che si caratterizza per la sua capacità nell'adattarsi e innovarsi costantemente, mantenendosi sempre stabile nel corso del tempo. In occasione del suo 75° anniversario della fondazione, l'azienda si sente più giovane e dinamica che mai. 

Nel 1941, la piccola officina di Schaan, nel Principato del Liechtenstein, è stata la culla della grande multinazionale di oggi. Ai tempi, i fratelli Martin (1915-1997) ed Eugen Hilti (1911-1964) producevano componenti per motori, accendini e frullatori da cucina. Nel 1948, l’azienda convertendo la propria produzione negli strumenti di fissaggio rapido, getta le basi del suo attuale portfolio di prodotti. Nel contempo, la distribuzione diretta garantiva all'azienda una prossimità con i clienti e quindi un forte vantaggio di mercato, che resta ancora oggi uno dei fattori cruciali del successo aziendale. Nel 1960, la società Hilti Maschinenbau OhG è stata trasformata in società di capitali e la famosa valigetta rossa porta attrezzi è diventata in poco tempo il simbolo dell’azienda, sinonimo di prodotti di alta qualità, innovazione ed eccellenza di servizio per i professionisti dell’edilizia. 

«I dati sulla cementificazione delle coste italiane comunicati da Legambiente costituiscono l’ennesimo severo ammonimento sulla necessità di un reale contrasto al consumo del suolo in Italia. Numeri che si aggiungono a quelli dell’Ispra, che aveva già ampiamente certificato le criticità dei litorali del nostro Paese: quasi il 20% della fascia costiera è perso ormai irrimediabilmente e una quantità equivalente di suolo compreso tra 0 e 300 metri di distanza dalla costa è stato impermeabilizzato, a cui bisogna aggiungere il 16% di quello compreso tra i 300 e 1.000 metri. Il cemento ha invaso persino il 2% delle zone considerate non consumabili: montagne, aree a pendenza elevata, zone umide. Senza dimenticare che ogni cinque edifici costruiti con autorizzazione, ne viene realizzato uno totalmente abusivo».

«Il varo del progetto Casa Italia da parte del Governo guidato da Matteo Renzi fa sperare in un deciso cambio di passo nel modo di affrontare le emergenze nel nostro Paese. Si deve necessariamente abbandonare l’approccio legato alla contingenza e all'emotività post evento e privilegiare una visione di lungo periodo che contempli, oltre ovviamente agli aspetti umanitari e assistenziali in favore delle popolazioni colpite dal terremoto, l’istituzione di un organo permanente che si occupi a tempo pieno di prevenzione e sicurezza urbanistico-ambientale. Considerando la pericolosità sismica del territorio italiano, le molteplici criticità idrogeologiche, la necessità di adeguare infrastrutture ed edifici pubblici e privati, non si può prescindere dalla creazione di un piccolo ministero che diventi parte integrante non solo dell’attuale ma anche dei futuri Esecutivi. Una cosa simile in Italia è accaduta per esempio per la Protezione Civile: dopo le tragedie del Friuli e, soprattutto, dell’Irpinia fu protagonista di un notevole salto di qualità dal punto di vista strutturale ed organizzativo e oggi è senza dubbio un’eccellenza riconosciuta a livello internazionale».

Quella che è iniziata a Schaan 75 anni fa con la produzione di parti per motori, è diventata oggi una rinomata azienda internazionale con più di 23.000 dipendenti in oltre 120 paesi. Una storia di successo che si caratterizza per la sua capacità nell'adattarsi e innovarsi costantemente, mantenendosi sempre stabile nel corso del tempo. In occasione del suo 75° anniversario della fondazione, l'azienda si sente più giovane e dinamica che mai. 

«Come accaduto qualche mese fa per il palazzo di Lungotevere Flaminio, anche il crollo che si è verificato nella zona di Ponte Milvio pone interrogativi stringenti sullo stato del patrimonio edilizio della città di Roma. Ovviamente spetterà alla magistratura, con il supporto di esperti e tecnici, fare luce sulle cause che hanno portato al cedimento strutturale dell'edificio. Un fatto è certo: in questi casi risulterebbe preziosissima l'analisi del fascicolo di fabbricato, in modo da ricostruire la successione di tutti gli interventi che sono stati realizzati all’interno dello stabile dalla sua costruzione ad oggi. L'abolizione dell'obbligatorietà di tale documento, ancora una volta, si conferma una scelta miope e avventata».

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